Pane, amore e integrazione

La migrazione è una bella storia. Per provare a raccontarla, basta ascoltare chi l’ha vissuta. Come Divine Odili, 28enne, nigeriano e sua moglie, Micol Avellis, 26enne, siciliana che vive a La Spezia.
«Ci siamo conosciuti due anni fa ad Aulla, dove mio padre è responsabile della chiesa evangelica che frequantava Divine – racconta la giovane – ci siamo innamorati e ci siamo sposati il 20 settembre scorso». Il marito ha ottenuto lo status di rifugiato, col relativo permesso di soggiorno per cinque anni, dopo essere sbarcato in Sicilia ed essere arrivato a Massa, nel centro di accoglienza Sprar, ovvero la struttura di protezione gestita a livello locale, nell’ottobre 2015.
Ha lasciato la Nigeria, spiega Micol Avellis, «perchè era perseguitato da una gang, dalla malavita locale. Lui giocava a calcio e non aveva nessuna intenzione di farsi coinvolgere in attività illecite, per questo è dovuto scappare, dopo aver subito violenze e un tentativo di omicidio da questi delinquenti».
La fuga, dunque, e l’arrivo in Italia. In particolare a Massa, dove entra in contatto con l’associazione Delfa, gestita da Graziano Cassiani, che si occupa di accoglienza ed inserimento dei migranti nel tessuto sociale e lavorativo della città.
E a Massa Divine Odili trova lavoro presso un’azienda che è una “storia nella storia”. Si tratta di un «panificio multietnico» a detta del proprietario stesso, Adolfo Drago, 56 anni, che gestisce la Srl Drago Domenico panificio, un’azienda storica di Massa Carrara, «da cinque generazioni».
«Circa un anno fa – dichiara l’imprenditore – mi hanno presentato Divine e l’ho assunto nella mia azienda, dove lavorano 25 dipendenti, tra i quali un polacco, un marocchino, un ghanese – che abbiamo ribattezzato Celestino – e un senegalese. Siamo come una grande famiglia».
Il rapporto di lavoro è diventato presto un’amicizia, tanto che Divine Odili ha voluto che fosse proprio il suo datore di lavoro il testimone del matrimonio celebrato poche settimane fa.
«Gli ho pagato il corso per la patente di guida e cerco il più possibile di gratificarlo. A un altro dei miei lavoratori provenienti dall’estero ho regalato una bici elettrica…Insomma, quello che ho capito è che, come tutti, le persone immigrate, se possono contare su qualcuno, danno il massimo, sono una risorsa» continua Drago. E oggi Divine Odili è considerato dal suo capo «il più bravo nel suo settore, che è il confezionamento» dei prodotti del panificio.
Anche se l’integrazione non è solo e sempre una pratica semplice. «A me sembra di fare del bene aiutando queste persone – conclude – ma spesso mi riportano commenti negativi, opinioni “da bar” che penso siano retaggi. La gente ha paura che i migranti non siano puliti…Io non mi faccio problemi e gli rispondo che sono più puliti degli italiani».