Nessuna invasione, non rubano il lavoro, non sono musulmani: tutti gli stereotipi smontati dal Dossier Statistico Immigrazione

Come si combattono le fake news sull’immigrazione? Con numeri e dati. E’ uno dei punti di forza del progetto Voci di confine e non a caso proprio sotto l’egida di questa campagna è stato presentato ieri in tutta Italia il Dossier Statistico sull’Immigrazione 2018.

Che smonta uno a uno gli stereotipi sull’immigrazione.

A chi parla di “invasione”, ad esempio, basti pensare che il numero delle presenze straniere in Italia è sostanzialmente stabile da cinque anni: una incidenza di circa l’8% dell’intera popolazione, solo 97mila in più a fine 2017 rispetto all’anno precedente. Sommando ai residenti stranieri le persone non ancora iscritte all’anagrafe, la stima è pari a 5.333.000 cittadini stranieri regolarmente presenti, 26mila in meno rispetto al 2016.

I soggiornanti non comunitari sono rimasti pressoché invariati, a causa del forte calo delle persone sbarcate: 21mila nel 2017. Aumentano però i morti in mare: 1733 persone, nel Mediterraneo, da gennaio a settembre 2018.

Tornando ai migranti che sono sopravvissuti, chi arriva in Italia solo in un caso su 5 è titolare di un permesso inerente alla richiesta di asilo o alla protezione umanitaria. A fine 2017 erano 187mila le persone ospitate in un centro di accoglienza.

Dunque, secondo il Dossier, realizzato dal Centro Studi Idos con Confronti e il contributo di Unar e Otto per mille Valdese, l’Italia non è un paese “assediato” dai migranti. In compenso, è un Paese che invecchia sempre di più. Gli ultra 65enni sono 1 ogni 4, mentre tra gli stranieri 1 ogni 25.

Ma dove vivono, chi sono e cosa fanno gli immigrati in Italia?

Provengono da quasi 200 diversi paesi del mondo, sono per il 52,6% cristiani – e non musulmani – e ben i due terzi di queste persone svolgono professioni poco qualificate o operaie. Un terzo di essi sono cioè sovraistruiti rispetto alle mansioni che hanno attualmente in Italia: sono stranieri la metà dei venditori ambulanti, un terzo dei facchini, un sesto dei manovali, il 71% dei collaboratori domestici e familiari.

E guadagnano oltre un quarto in meno rispetto allo stipendio di un italiano o un’italiana. Le donne straniere, poi, percepiscono in media il 25,4% in meno rispetto ai connazionali di sesso maschile.

Nonostante o forse a causa di tutto ciò, crescono le imprese gestite da lavoratori stranieri, che scelgono cioè di diventare autonomi: sono 590mila nel 2017, il 9,6% del totale. Insieme ai lavoratori dipendenti producono un decimo del Pil del nostro Paese.

Ma, come detto, gli stranieri sono molto più giovani rispetto agli italiani: infatti 3 studenti su 5 sono nati in Italia senza essere italiani, a causa della mancata riforma del diritto di cittadinanza, e 1.300.000 sono quindi i ragazzi e le ragazze di “seconda generazione”.

Ma è la discriminazione reale, che investe tutti gli ambiti della vita, quella che emerge con forza dai dati Idos, che analizzano regione per regione la situazione.

Per quanto attiene il diritto alla casa, ad esempio, continuano ad esserci gravi limitazioni sia per quanto riguarda la possibilità di prendere in affitto un’abitazione che di accedere a un mutuo per acquistarla.

Discriminazioni che dilagano poi in internet e nei discorsi d’odio in crescita. Ed è proprio contro il razzismo e la sua propaganda che i dati del Dossier Immigrazione rappresentano un efficace antidoto.