Leonart mani di forbice. La sua impresa: dall’Albania al Mondo

Leonart
Leonart

Mi chiamo Leonart Prenga, vengo dall’Albania. Ho 38 anni. Sono sposato e padre di tre meravigliosi bambini. Mi piace l’idea di girare il mondo per conoscere altre culture ed altri ambienti. Mi piace anche nuotare, essendo nato vicino al mare.
Sono imprenditore nel settore della coltura e cura delle piante. Con la mia Green Art Srl, cerco di esportare in diversi Paesi del mondo un saper fare tutto italiano che ho imparato durante la mia vita lavorativa come operaio.
Sono arrivato in Italia nel 1997 da minorenne, con mille progetti e sogni. Non pensavo di ritrovarmi nella situazione in cui mi trovo oggi. Riuscire la mia vita con successo in Italia era un sogno, oggi realizzato.

Come avviene il suo arrivo in Italia?
Nel 1997 ci fu un periodo di crisi in Albania. Fallivano le banche e di conseguenza il Paese era colpito da una grave crisi economica. Non vedevo un futuro in un clima dove le proteste dei lavoratori e cittadini erano diventate un’abitudine.
Avevo un fratello che viveva in Italia per motivi di lavoro. Ho pensato sarebbe stato ideale raggiungerlo per continuare i miei studi, standogli accanto. Ho dunque preso la decisione di salire sul primo traghetto, in realtà un peschereccio, dove venivano imbarcate persone dietro somme elevate di denaro, per venire in Italia. Rapportato alle nostre valute attuali, ho pagato circa 1500 euro.
Sono dunque arrivato a Valletta dopo un viaggio di tre giorni senza né mangiare nè bere. Non sapevo nemmeno dove fossimo arrivati. Era come in un film, proprio come l’odissea. Siamo stati accolti in un campo. Avevo 16 anni, dunque un minorenne. Ci sono rimasto per un pò di tempo fin quando è stato possibile raggiungere mio fratello a Pistoia. Da li è partito tutto il processo che mi ha reso quello che sono.
La mia idea appunto come già detto era riprendere i miei studi in Italia. Ho dovuto abbandonare tale progetto perché era diventato per me difficile pretendere di essere mantenuto da persone che vedevo lavorare 12 ore al giorno per sostenere la famiglia. Mi sono sentito il dovere di essere subito di aiuto, cioè di iniziare a lavorare per dare una mano concreta alla famiglia e crearmi un futuro.

Cosa ha imparato l’arte pistoiese di curare i vivai?
Si esatto. Pistoia è una piccola città, bella e tranquilla. Qui il lavoro maggiore che andava e che va tutt’ora riguarda la cura di vivai. Infatti questa città è riconosciuta quale la capitale europea dei vivai. Era l’ambito occupazionale naturale in cui potevo facilmente inserirmi. Ho dunque iniziato come operario. Poi, col tempo mi sono qualificato scegliendo due rami di specializzazione che continuo tutt’ora a sviluppare, anche al livello imprenditoriale.

Carico di lavoro per Green Art
Carico di lavoro per Green Art

Ricorda qualche episodio difficile della sua storia in Italia?
Ce ne sono tanti di episodi negativi. Non li possiamo esaurire in un’intervista. Sicuramente una delle cose che ti colpiscono quando arrivi qui è renderti conto che la vita non è quello che avevi in mente prima di partire. Le storie più negative comunque sono legate all’assenza dei documenti: trovandosi senza documenti per molto tempo, non ho avuto la possibilità di andare a fare visita ai miei genitori quando e come volevo. Uno dei brutti momenti che ho passato è stato il fatto di non poter vedere la mia sorellina prima che se ne andasse negli Stati Uniti, seguendo il suo amore. Avrei voluto vederla, invece di aspettare 16 anni com’è poi avvenuto. È una persona tanta cara per me. Avrei voluto godermela di più prima della sua partenza, ma ormai senza la libertà di muovermi, tutto era difficile. Poi ho mancato anche di partecipare ai funerali della nona che ci aveva cresciuti tutti, mentre i genitori erano al lavoro tutto il giorno.

Come nasce Green Art Srl?
La storia delle ragioni della nascita di questa azienda è un riflesso di quella della mia partenza dall’Albania: È tutto partito perché non c’era nessun’altra soluzione di fronte alle difficoltà in cui mi trovavo. Prima di tutto vorrei raccontarvi l’inizio della mia carriera da dipendente. Erano periodi davvero difficili. Per essere assunto, bisognava dimostrare, durante il periodo di prova, di essere capace di imparare e di diventare autonomo nel’arco delle settimane di test. Per paura di non essere assunto, mi applicavo tantissimo per raggiungere l’autonomia nel giro di pochi giorni, pur non avendo tantissima esperienza. Prendevo delle piccole piante al lavoro e le portavo a casa. Dopo cena mi mettevo a poggiarle in terra per migliorare le mie capacità lavorative. Quindi erano momenti di tanti sacrifici perché dovevo essere alla pari con gli altri in poco tempo se volve essere assunto.
Tornando a com’è nata la mia azienda, come ho detto prima, mi trovavo in difficoltà occupazionale. L’azienda dove lavoravo non poteva mantenerci tutti per mancanza di ordini. Soprattutto d’inverno, in bassa stagione: restavano a lavorare solo per persone con tanta esperienza, mentre i giovani venivano lasciati a casa. Di fronte a tale situazione, ho deciso di mettermi a cercare lavoro altrove. Ho contattato altre ditte del settore, e con alcune di loro sono nati dei rapporti di lavoro autonomi. Non parlando bene l’italiano, non immaginavo nemmeno la possibilità di fare il mio lavoro in autonomia. Mi chiedevano di fare dei lavori speciali di potatura delle piante. Ho dunque iniziato ad effettuare delle missioni per queste aziende. Poi mi resi conto che in una settimana riuscivo a guadagnare quanto prendevo in un mese di lavoro come operaio. È da lì che ho capito che potevo mettermi in proprio ed auto mantenermi. È così che nasce questa piccola azienda di proprietà congiunta con mio fratello. Riusciamo, in momenti di punte, ad assumere fino a 40 dipendenti, con un fatturato che si aggira attorno ad 1,5 milione di euro.

Qual A? la struttura del suo mercato?
Vendo principalmente i miei prodotti, cioA? le piante, in Italia, a tre aziende leader al livello internazionale. Faccio anche piccole esportazioni di piante verso l’Albania e la Turchia. In maniera particolare, la mia azienda si è specializzata nell’ambito del mantenimento e dello sviluppo delle piante. Questo ci porta a vincere domande di servizi in paesi quali la Russia, la Turchia, l’Ucraina e la Polonia. Sono Paesi con un’economia abbastanza attiva adesso, ma dove mancano delle competenze specializzate in alcuni settori come il nostro. Non sanno come piantare bene, far crescere e mantenere una pianta. Aziende vivaiste di questi paesi comprando le piante a Pistoia da fornitori vari, e poi si appoggiano alla mia ditta per gestire situazioni particolari, circa la gestione di alcune piante di grande importanza, che sono utilizzate in luoghi quali ad esempio alberghi di lusso o palazzi di un certo rilievo. Stiamo parlando di piante il cui costo di acquisto e di gestione può costare fino a 150.000 euro l’anno! Noi interveniamo dunque nella fase della manutenzione. La pianta è come un capello. Quando la poti è bella, poi dopo di chè diventa come un cespuglio. La pianta per essere bella, deve essere mantenuta e bisogna saperla mantenere.

Come si sente da imprenditore?
Mi sento un privilegiato per la strada che ho fatto, con molte difficoltà. Trovandomi nella situazione in cui sono, ci si rende conto che è più? il mantenimento della cosa creata che è difficile. Il mio lavoro mi ha reso felice nella vita. Mi ha reso forte. Ho imparato molte cose. Ho imparato a soffrire, a sperare. Ho avuto anche molte delusioni e difficoltà. Ho ad esempio commesso degli errori imprenditoriali che sono stati coperti solo con successi che sono arrivati dopo. Da ex immigrato, trovarsi nella società italiana tra i leader nel mio settore, è una grande soddisfazione. Ieri ero una persona umile che andava in bicicletta a cercare lavoro presso persone con cui mangio spesso volentieri oggi al ristorante. Oggi posso dare un futuro migliore alla mia famiglia e i miei figli possono vivere alla pari dei loro amici.

All’Italia e agli italiani cosa direbbe?
L’Italia è un paese meravigliosi e ha delle potenzialità incredibili. Ha una cultura lavorativa meravigliosa. Il fatto che l’economia di questo paese sia tenuta dalle piccole e medie imprese, ci fa capire già molto della cultura del lavoro presente in questa nazione. Bisogna mantenere questo ritmo. L’Italia non è diventato così grande per caso e non può tornare indietro. Questo paese manterrà i suoi livelli alti soltanto con l’impegno di tutti. Senza lavoro c’è soltanto la delusione. Senza impegno si vive in un costante malumore. Lo dico a tutti, perché anche noi che abbiamo immigrato in Italia da 20 anni, siamo parte integrante di questa società. Siamo italiani in tutti i sensi, anche se veniamo chiamati ancora stranieri. Ai giovani dico di darsi al lavoro.