Facciamo parlare le voci di confine

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Sono sporchi e cattivi. Ci rubano il lavoro. Ci portano le malattie. Il terrorismo. Le Ong sono i taxi del mare.

Si può cambiare registro, rovesciare il punto di vista, smontare le fake news, quando si parla delle vite delle persone che migrano? Mi sono chiesto tante volte se è una cosa veramente fattibile. Poi con Amref ci siamo detti di provare. E cosi è nato “Voci di Confine, la migrazione è una bella storia”.

È una campagna che nasce con questo obiettivo, parlare anche del fatto che il fenomeno migratorio può rappresentare una possibilità di crescita, sia per chi parte che per chi accoglie. Sappiamo che è un obiettivo sempre più ambizioso, vista la narrazione mainstream che tende a criminalizzare le Ong, spersonificare l’esperienza di chi migra, dipingere le popolazioni in fuga da guerre e povertà come potenziali terroristi. Ma crediamo sia nostro dovere cercare di ribaltare questa prospettiva.

Perciò è nato tale progetto, di cui noi di Amref siamo capofila, che vede protagoniste 16 realtà tra associazioni, enti locali ed organizzazioni che si occupano quotidianamente e sotto vari aspetti delle migrazioni. Quello che proveremo a fare, nel corso di quest’anno, è proporre campagne d’informazione basate sui numeri, i dati concreti e le storie di vita vissuta; percorsi educativi nelle scuole e nei centri di aggregazione, per offrire ai più giovani un punto di vista basato non su stereotipi ma su statistiche ed esperienze; scambi di buone pratiche, con incontri a livello territoriale, tra le associazioni delle diaspore e di volontariato, gli enti locali, le Ong e i privati.

L’avevo scritto nel mio ultimo post qui: bisogna “fare insieme”, per superare anche le nostre fragilità. Ed eccoci qui.

Una di queste storie vere e belle è quella di Sama e Timo, una voce di confine che presenteremo sabato 12 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, insieme all’autrice del libro ispirato alla loro storia realmente accaduta, Miriam Dubini, a Giusi Nicolini, premio Unesco per la Pace e al giornalista Rai Valerio Cataldi.

Quando Miriam è tornata a casa, ormai due anni fa e mi ha detto di voler raccontare questa storia, il mio primo istinto è stato quello di non mischiare il livello personale con quello professionale. Ma poi, con il passare dei mesi, a mano a mano che quella storia prendeva la sua forma scritta, sempre più era affine e in linea alla storia e la vita di Amref.

E alla fine, proprio per quella ricerca di alleanze, ormai vitale per poter contrastare una narrazione negativa, abbiamo deciso di patrocinare il libro. Un piccolo gesto, ma molto importante. E di questo ringrazio Miriam per aver deciso di dedicare del tempo a noi.

Sama e Timo sono due amici, una ragazzina sudanese in fuga dal suo paese e un gatto. Un gatto “clandestino”. Insieme attraversano l’Africa e poi il Mediterraneo, per arrivare, come tante e tanti, a Lampedusa. Sembra una favola, quella di Sama e Timo, che non vi vogliamo svelare e che vi lasciamo scoprire – è rivolto ai bambini ma siamo certi che possa piacere anche ai più grandi – nel libro edito da Il Battello a vapore, intitolato appunto “Il viaggio di Sama e Timo”.

Ma ce ne sono tante, di favole, di storie positive che meriterebbero di essere raccontate. Per interrompere l’odiosa e deviante rappresentazione delle persone migranti “a senso unico”. Abbiamo deciso di raccontarle, una dopo l’altra. Sarà una cosa giusta. Per noi, per chi viene raccontato e perché no, anche per chi ascolterà.

Si può rimanere umani.