Etiopia: la finestra sull’Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera

  • Anna_SMC
  • UFFicio stampa
Etiopia: la finestra sull’Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera. Dialogo tra un ufficio stampa e una social media “cosa”

Ufficio Stampa (U): Sei pronta? Fra due settimane finalmente si parte per l’Etiopia.
Social Media “cosa” (S): Sì sì, ho incrociato alcune ricerche su Twitter.
U: E quindi, cosa hai scoperto?

S: Che di Africa e di Etiopia si parla più all’estero che in Italia. Il sentiment, però, è positivo. Questa distensione politica fa ben sperare. I network al femminile hanno acclamato l’elezione di una donna alla Presidenza. Qui, in Italia, c’è stato più un riferimento alle visite istituzionali del Presidente del Consiglio e agli accordi economici tra Paesi.

U: Si, è quello che ho potuto notare anche io in rassegna. Devo ammettere che c’è un bel fermento in Etiopia. In più il ritorno al dialogo con l’Eritrea, dopo un gelo durato anni.

[…]

U: Nonostante la “distensione”, mia zia, prima di partire, non mi è sembrata così confortata dalle buone notizie. Come al solito mi ha chiesto “Dove vai?”, poi “Stai attento che ti rapiscono”…
S: La tua zia di Voghera? Amica della casalinga di Voghera? Stai per caso insinuando che tua zia non sa nulla di Etiopia, di tutte queste novità? Ma va’…ma come? La TV è piena zeppa di notizie sull’Africa e sugli africani.
U: Esatto, mia zia, amica della famosa casalinga di Voghera non sapeva nulla.
S: Senti, ok ma c’è buona connessione in Etiopia? Io vorrei provare a tenere un diario social.
U: Per Facebook?
S: Ehhhh buongiorno, voglio fare delle Instagram Stories. Ora Facebook è meno cool. Certo anche per FB, ma se riusciamo a trovare le giuste cose da raccontare su Instagram spacchiamo. Quindi, dimmi che vedremo?
U: Vedremo l’Etiopia
S: Mmmm.
U: Nel senso che l’obiettivo principale di questa missione è raccontare come si vive nel secondo Paese che accoglie più rifugiati dell’Africa.
S: Sì sì, come no. In una settimana.
U: Sì, in effetti l’ho sparata. A dire il vero mi dà un po’ noia chi vuole raccontare un Paese solo dopo esserci stato qualche giorno. Per come sono fatto, mi ci vorrebbe un lustro.

S: Scusa, che ti servirebbe? Un lu… Siete così “old” voi del mondo cartaceo.
U: Vecchi, sì ma ancora belli, materiali. Bei titoli e tanto approfondimento. Altro che voi young che surfate da link a link.
S: Lascia stare il surfare, che non sai neanche nuotare. Ritorniamo all’Etiopia.

U: Sì, quindi racconteremo l’Etiopia e come sta vivendo questo momento, che dai titoli che ci arrivano sembra particolarmente positivo. Come abbiamo fatto per l’Uganda qualche mese fa.
S: Intendi quindi che l’Etiopia sarà una finestra del progetto Voci di Confine, la migrazione è una bella storia?
U: Esatto. Dopo aver raccontato grazie a Voci, la migrazione in Italia. Lo abbiamo fatto con decine di schede di dati, il reportage sui confini di Saverio Tommasi, i tanti eventi dei tanti partner, una campagna su “lavoro e amore”..
S: Intendi per “amore”, la declinazione digitale sui matrimoni misti?
U: Esatto. Era solo una parte di una campagna per una corretta informazione sulla migrazione, che aveva in programma anche di aprire delle finestre sul mondo.
S: Aprire cosa?
U: Delle finestre. Intendo dire che puntava non solo a guardare la migrazione in Italia, ma anche come si vive in alcuni Paesi dell’Africa. Siamo andati al confine dell’Uganda e adesso la prossima finestra è la nostra. Ma le sorprese non sono finite, ci attende un dicembre caldo, in quanto a viaggi di autorità italiane in Africa….
S: E allora apriamo la finestra Etiopia.


SULL’AEREO ROMA – ADDIS ABEBA

U: Senti, ma che obiettivi hai?
S: Dormire
U: Ok, intendevo per il lavoro
S: Ora dormire. Poi lavorare.

PRIMA DELL’ATTERRAGGIO
U: Ci hai pensato?
S: A cosa?
U: Agli obiettivi
S: Raccolta, raccolta, raccolta. Tante foto e video, tante storie. Voglio un piano editoriale bello ricco e denso. Voglio numeri da capogiro. Sono stanca dei commenti beceri sotto i nostri post.
U: Sì, deve essere dura leggere tutto quel livore. Che dicono?
S: “Aiutateli a casa loro!” “Dovreste sopprimerli tutti!” “Sterilizzateli!” “Perché non distribuite i profilattici?” “LADRI” “Buonisti del ca..!” e chi ne ha più ne metta… che poi mica riesci a tenere una conversazione normale con gente che commenta in questo modo. Ci vuole pazienza e tanto self control. E tu, tu che dici?

U: Io invece voglio far sapere che sono qui, raccogliere una storia forte, segnalare ai miei contatti giornalisti, per poi fare delle proposte al mio rientro. Foto e storie alla mano.
S: Ok, ora però che dici, mi riattacchi le cuffie che sto vedendo il finale di A Casa Tutti bene?
U: Il film di Muccino?
S: Sì sì, sono all’ultimo urlo.

GIORNO UNO, ADDIS ABEBA, ore 22
Etiopia: la finestra sull Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera

S: Prima giornata emozionante? Se dovessi fare un titolo cosa scriveresti?
U: Anche qui l’ossessione dei titoli?! Noooo.
S: Dai, senza ansia, è un modo per raccontare la giornata.
U: Allora eccolo “Mesay. La mia Etiopia non è solo il leone che esce dalla finestrella del libro per bambini”.
S: Lunghetto no?
U: Sì, poi lo accorciamo, ma per adesso volevo far capire la storia di questo incontro casuale con Mesay. Questo dialogo, diventato intervista. La sua esperienza in Italia, la sua amarezza per un periodo di chiusura che lo porta a leggere con fastidio i media del nostro Paese, la sua bella storia d’amore senza confini, da Perugia fino in Polonia. E poi ancora il rientro ad Addis Abeba.
S: E poi la chicca su come cambiare la narrazione sull’Africa.
U: Sì, quella coda finale mi è piaciuta troppo. Quando ci ha detto che c’è tutto un mondo da scoprire che non ci si deve fermare agli stereotipi. Ricordava, sorridendo, quei libri per bambini, che in Italia, raffigurano l’Africa tutta capanne e leoni… Come se in Africa si vivesse solo tra animali ed alberi e non ci fosse nient’altro. Promosso?
S: Sì. Interessante anche il pezzo in cui raccontava della migrazione.
U: Sì, sia dei confini caldi – Sud Sudan ed Eritrea – ma soprattutto delle decine di conflitti interni, tra etnie che provocano spostamenti continui.
U: Ora tocca a te però…Dimmi dimmi un’emozione social. Una stories, un tweet, un post…Anzi rimandiamolo a domani. Facciamo un giorno per uno.

GIORNO 2, ARBA MINCH, ore 22
Etiopia: la finestra sull Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera

U: Ora tocca a te. Vai con la tua idea social?
S: Allora, mi immagino una serie di stories su Instagram sugli uomini coinvolti nel progetto. Come se fosse una galleria fatta di ritratti e brevi estratti delle loro interviste. I più salienti, quelli che colgono meglio il senso del progetto.
U: Sì, ottimo. Se in questo progetto su salute sessuale non fossero stati direttamente coinvolti gli uomini, non sarebbe stata la stessa cosa. O meglio non sarebbero stati raggiunti questi risultati. Ma continua…
S: Sì infatti, fammi finire di parlare. Nella prima story inserirei la testimonianza di quel marito che ci diceva di aver saputo del progetto ASURE attraverso la tv, la cara e vecchia TV. Nella seconda, invece, l’altro che ci confessava che all’inizio pensava che sua moglie sprecasse il suo tempo e che sottraesse attenzioni alla casa e ai figli. UOMINI, siete TUTTI UGUALI.
U: Non TUTTI, mia cara. Infatti, poi si è ricreduto e ha capito l’utilità dei gruppi di mutuo aiuto di cui fa parte la moglie. Non solo per la capacità di risparmio e la spinta all’imprenditoria femminile di ogni gruppo ma anche…
S: Perché mi interrompi sempre? Ti stavo appunto dicendo che la leva economica e di empowerment femminile ha permesso di sbloccare e smontare molti tabù sull’educazione sessuale.
U: Ok. Altro fermo immagine?
S: Stories. Proprio non puoi farcela, eh? L’uomo con la camicia celeste che diceva convinto “Non solo ha cambiato la sua vita” – riferendosi alla moglie – “ma anche la nostra”.

PARENTESI
Etiopia: la finestra sull Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera

U: Figuraccia ma significativa. Di ispirazione.
S: Cosa?
U: Oggi all’arrivo in hotel, in reception mi hanno portato una cosa grigia arrotolata. Mi sembrava la Enjera, il piatto che abbiamo mangiato poco fa, a pranzo. Insomma… in hotel il ragazzo mi dà un drink di benvenuto e poi questa cosa grigia e gli dico “no, non mi va, grazie”.
S: Ma non era Enjera. Che testa!!!
U: Infatti era un asciugamanino arrotolato. Però aveva lo stesso colore, la stessa grandezza, la stessa forma del pane del pranzo… Col buio poi…
S: Che figura. E comunque la Enjera è buonissima…e significativa. La metti in mezzo e la condividi con tutti, mangiando dallo stesso piatto. Devi renderti conto di quanto mangi tu e gli altri, perché tutti ne abbiano abbastanza. Una questione di uguaglianza ed equità. Che discorsi profondi faccio, eh?
U: Sarebbe bello raccontare i Paesi attraverso una rubrica simpatica sui piatti. Da qui. Confini uniti dal cibo. Cibo senza confini.
S: Ideona. Originale, saresti il primo. Vai subito a brevettarla al rientro ad Addis Abeba.
U: (pernacchia)

GIORNO 3, ARBA MINCH, ore 22
Etiopia: la finestra sull Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera

S: Ce l’hai il titolo oggi?
U: Sì, stiamo per mandare in stampa i giornali.
S: Dai, a parte gli scherzi. Stasera è il tuo turno. Silenzio assoluto intorno ragazzi, sentiamo la notizia della giornata
U: Allora “Una, cento, due milioni di radio sintonizzate sui messaggi di salute sessuale”. Il racconto dello speaker della radio che fa due milioni di contatti in città e nelle aree rurali. Lo speaker della radio governativa, ogni settimana, per 20 minuti, racconta in un programma la salute sessuale delle donne, l’importanza del family planning, la lotta all’Hiv e ai matrimoni precoci. Mi hanno fatto star bene la carica con cui ce l’ha raccontato, come spiegava i dettagli, i consigli pratici e poi quell’idea che ci ha consegnato di una radio in mano ad ogni persona. Un po’ di respiro dopo il racconto del ricercatore universitario che oltre a sciorinare i dati ci ha raccontato come la scienza, il sapere, faccia a volte fatica a farsi spazio. Come quando tra i modi per combattere l’Hiv una donna gli ha confessato che aveva usato l’acqua santa e che credeva nel suo potere salvifico.
S: Sì, te la frego come story di Instagram e poi domani incontriamo i religiosi, perfetto questo assist del ricercatore.

GIORNO 4, Wolaita, area rurale, ore 19
Etiopia: la finestra sull Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera

U: Era davvero tanta l’attesa per i religiosi eh…
S: Sì, il post che farei oggi sarebbe sul manuale redatto dai religiosi. Mi piacerebbe proprio mettere la copertina di quel manuale da cui attinto per parlare di salute sessuale e salute delle donne. Certo, ognuno ne ha preso un pezzo seguendo la propria dottrina… ma il fatto che un forum di religiosi – di tutte le confessioni – insieme, in un Paese dove la fede è molto forte, si sia impegnato in questo senso è un grosso passo in avanti. Mi andrebbe di approfondire questo aspetto. Oggi il referente del Forum (EIFDA, Ethiopian Interfaith Forum for Dialogue and Development Action), partner del progetto Asure, mi ha dato molti spunti di approfondimento.
U: Del tipo?
S: Quando ci ha parlato del seminario svolto a livello nazionale tra i capi religiosi che ha portato ad un consenso generale sulla creazione di un ambiente favorevole per l’attuazione del progetto.
Mi è piaciuto anche quando ci ha raccontato come sono riusciti a coinvolgere i maggiori leader delle diverse confessioni, organizzando un seminario di un giorno per i principali leader religiosi provenienti dalla Chiesa ortodossa, etiope, dalla Chiesa cattolica etiope, dalla Chiesa evangelica etiope e dall’associazione di sviluppo etiope Musoim.

VOLO DI RITORNO. Addis Abeba – Roma
U: Che fai?
S: Dormo
U: Quanti post sei riuscita a fare?
S: Dormi!
U: Quindi?
S: Zero. Zero connessione o troppo debole per per caricare foto e video decenti. E tu?
U: Nessuna segnalazione ai giornalisti. Che ridi?
S: Niente, dormo e rido. Come ce l’hai il sentiment?
U: Il che?…
S: Il Sentimento! (pernacchia)
U: Sorrido e rido. E’ stato bello. Non avremo né post fatti né giornalisti informati, ma abbiamo un hard disk carico di storie
S: Ma lascia stare l’hard disk, ormai quelle storie sono nostre, sono sulla nostra pelle.
U: Sì, e da adesso dovremo cercare di farle scoprire agli altri. E’ o non è, il nostro, il lavoro più bello del mondo?
S: MMMM, anche se scrivono tutte quelle schifezze sui social?
U: Tu che dici?
S: Sì, forse sì. Cercare che anche gli altri, come noi, aprano una finestra sull’Africa, è difficile, ma ancora mi piace farlo.
U: Quindi il titolo definitivo, con cui esce il giornale domani è..
S: Ancora con questi titoli…?
U: Sì, il titolo sarà “Etiopia: la finestra sull’Africa per mia zia, amica della casalinga di Voghera”?
S: Ma sì.