Dal Pakistan a Bologna lungo “la via dell’asino”

Rashid Mirza ha 31 anni ed è un rifugiato politico in Italia. È nato in Pakistan, paese di quasi 700 milioni di abitanti situato a Nord Est dell’India, da dove è dovuto scappare. Una volta arrivato in Italia, ha raccontato la sua storia in un libro illustrato, intitolato “La via dell’asino”, un modo di dire pakistano per indicare una strada, un tragitto particolarmente difficile, esattamente come quello che lui ha compiuto per arrivare in Italia. Ci racconta la sua storia.

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Mi chiamo Rashid Mirza, ho 31 anni e vengo dal Pakistan. Sono arrivato in Italia da quasi due anni e attualmente vivo a Riola, un piccolo comune dell’Appennino bolognese. Qui sono ospitato in un centro di accoglienza con altri richiedenti asilo che provengono dal mio stesso paese e dal Bangladesh.
Nel mio paese facevo il giornalista per una rivista locale e proprio a causa del mio lavoro sono stato costretto a fuggire. Infatti in Pakistan quella del giornalista è una categoria professionale più delle volte vista non molto di buon occhio da regimi e governanti repressivi o poco rispettosi delle libertà civili, in primis appunto il diritto di parola.
Le circostanze della mia fuga sono state difficili e travagliate. Ho dovuto intraprendere un viaggio lungo, pericoloso, che mi ha portato ad attraversare l’Afghanistan, l’Iran, la Turchia per arrivare in Grecia. Qui attraverso i Balcani sono finalmente arrivato in Italia.
In totale ha attraversato più di una decina di paesi con le relative frontiere, in territori dove i migranti non sono visti di buon occhio.
Sì, infatti è così. È quella che in Pakistan chiamiamo la “Via dell’asino”, che da noi indica una stradina stretta, spesso battuta solo dagli animali, difficile da percorrere: queste sono anche le strade che i trafficanti scelgono per far attraversare i confini dei paesi ai migranti, quelle in cui non ci sono controlli.
Come ho scritto nel mio libro, in Pakistan si dice che solo se davvero non hai altra scelta prenderai la strada dell’asino. Ad un certo punto della mia vita non ho avuto scelta e ho dovuto intraprendere la strada della migrazione.

Ora ha ricevuto un permesso di soggiorno dallo stato italiano dopo un lungo percorso in un CAS (Centro di accoglienza speciale). Qual è stato l’episodio più angosciante che ha vissuto in questo tempo di attesa e qual è invece quello più positivo, se c’è stato?

Da poco tempo ho ricevuto la protezione umanitaria (permesso di soggiorno per motivi umanitari, ndr) e questo mi ha dato tanta la motivazione necessaria per andare avanti. Ora posso finalmente immaginare e vedere il mio futuro, pensare di iniziare una vita vera qui in Italia.
Tra gli aspetti negativi, la lunga attesa necessaria ad ottenere lo status di rifugiato politico che, all’inizio la Commissione Territoriale mi aveva negato, gettandomi nello sconforto più totale. In quel periodo francamente ho fatto fatica a trovare un motivo per andare avanti. Fra gli aspetti positivi ci sono invece le attività svolte: la scuola di italiano per apprendere la lingua, l’impegno di volontariato nel comune in cui sono ospitato e l’amicizia instaurata con le persone che ho incontrato in questo periodo. Ultimamente, nonostante le tante difficoltà, sono molto contento perché ho trovato anche un piccolo lavoro e adesso mi sento molto propositivo e positivo.

Cosa pensa che potrebbe fare domani per contribuire allo sviluppo del suo paese di origine e dell’Italia?

Se potessi decidere che cosa cambiare del mio paese, interverrei sicuramente sul sistema sanitario per renderlo migliore e accessibile a tutti. Credo sia anche fondamentale intervenire sul sistema educativo e aumentare il livello di istruzione dei politici e delle forze dell’ordine.
In Italia, invece, credo si debba migliorare il rispetto che tutti devono avere per gli anziani, anche con piccoli gesti, come cedere loro il posto a sedere sui mezzi di trasporto, noto che a volte questo non succede e non è una bella cosa per me. Inoltre sensibilizzare di più la società sui temi che riguardano l’immigrazione e i richiedenti asilo.

Secondo lei si può dire che la migrazione sia una bella storia? Perché?

È difficile dare una risposta. Troppe persone muoiono durante il loro percorso migratorio con l’unico obiettivo di cercare protezione in un altro luogo, migrare in modo irregolare è rischioso e bisogna sempre tenere presente che la migrazione è una costrizione. Diverso è il discorso quando la migrazione può essere una scelta, in quel caso ha sicuramente degli aspetti positivi.
Credo sia necessario cambiare le regole, le leggi, e tenere sempre presente che i migranti sono esseri umani e come tali hanno il diritto di poter salvare la propria vita e aspirare a un futuro migliore.