Camilla Hawthorne.
Una vita a cavallo fra tre culture

Mi chiamo Camilla Alice Hawthorne ed ho 30 anni. Sono una ricercatrice, insegno all’università e attualmente sto completando il dottorato di ricerca in geografia alla UC Berkeley negli Stati Uniti. Sono sposata con Shawn Hawthorne, californiano doc, e viviamo ad Alameda, un’isola vicina a San Francisco.

Ho una doppia cittadinanza: mia madre è italiana, di Trescore in provincia di Bergamo, e mio padre è afroamericano, nato in Virginia e cresciuto in California. I miei si sono conosciuti negli anni settanta, quando mio padre è stato chiamato alle armi e mandato in Italia. Poco dopo il matrimonio si sono trasferiti negli Usa, in Texas e terminato il servizio presso le forze armate, si sono stabiliti in California dove, nel 1987, sono nata io.

I miei mi hanno sempre insegnato a rispettare le varie parti della mia identità: da piccola mi leggevano libri di favole italiane, racconti africani e altri sulla storia afro-americana.

Purtroppo crescendo ho dovuto constatare che il mondo non è così aperto come lo sono stati i miei.

Mi è capitato di incontrare persone che mi chiedevano “What mix are you?” ( “Che miscuglio sei?” n.d.r.), una domanda odiosa perché presuppone che io sia solo una mistura e non una persona intera.

America, Italia e Africa costituiscono la mia identità. Sono molto grata di questa bellissima miscela e per me è anche molto importante capire le varie connessioni tra questi luoghi, i collegamenti storici e le influenze culturali che intercorrono tra loro.

Ho viaggiato molto in Italia e anno dopo anno ho iniziato a vedere sempre più persone che mi assomigliavano e famiglie come la mia. Così è nata in me la curiosità di capire meglio come la nazione stava cambiando: per la mia tesi di laurea e durante il mio master ho fatto ricerca sulle migrazioni dall’Africa all’Italia e questo mi ha portata ad interrogarmi e ad indagare sui fenomeni del razzismo istituzionale e della criminalizzazione degli africani in Italia. Oggi, con il dottorato, sono impegnata a livello accademico nello studiare le questioni relative allo ius soli, alla migrazione e all’identità dei giovani afro-discendenti nella zona del mediterraneo. Ma non mi limito a fare ricerca: sono anche Project Manager della Black Europe Summer School e cerco di coinvolgere in questa esperienza più giovani afro-italiani possibili.

Faccio tutto ciò perché a livello globale vedo un aumento esponenziale e preoccupante del razzismo, della xenofobia e della chiusura e traggo ispirazione dalla storia dei miei genitori, dalla forza con cui hanno lottato contro i pregiudizi, da come mostrano un amore basato sul rispetto reciproco e da come hanno avuto la pazienza e l’apertura mentale necessarie per saper imparare dalle differenze.

Ed è per questo che oggi io credo in un mondo ampio e pieno di connessioni bellissime.

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